Il mondo dell’arte è nuovamente in lutto
.
Ieri , all'età di 68 anni, si è spenta la grande coreografa e ballerina contemporanea Pina Baush.
Mi rendo conto che ultimamente su questo blog mi capita di scrivere più necrologi che post divertenti, tuttavia tentate di capire che un animo artistico come il mio non può esimersi dal parlare di certe cose, tuttavia lo farò a mio modo, dal mio personalissimo punto di vista che è quello di una giovane donna che un giorno incappò nella figura di Pina Baush…
Non sono una ballerina, (come confermano le mie misure!) la mia conoscenza dei passi di danza và dall’Alli Galli al Twist casereccio rigorosamente ballati durante feste tra amici , o in locali pieni zeppi di smutandate che distolgono l’attenzione dai miei goffi tentativi di dimenarmi come una pazza!
Non sono una esperta di balletto, anzi a dirla tutta ... lo detesto, in tutte le sue forme più accademiche e classiche e per questo non sono mai andata a vederne uno ( nonostante abbia pianto come un vitello per il film Billy Elliot!!). Da quando poi certi programmi tv spazzatura hanno fatto della danza un’ icona , azzerando il cervello dei ragazzi odierni , la detesto ancora di più!
Ma, come molti di voi sanno, sono un’attrice di teatro e per esso ho dato l’anima perché è come l’aria che respiro, ma è anche ciò che più mi affascina a questo mondo…. da qui la mia totale ammirazione per chi sà farlo di qualità, o per chi sà trasformare una forma d’arte come la danza in una magnifica rappresentazione teatrale che parla tramite i gesti e trasmette emozioni autentiche …. in altre parole per Pina Baush.
Per anni non ho mai saputo di questa straordinaria donna, per anni ho ignorato l’esistenza di una danza - altra ; fatta di corpi veri , visi veri, storie vere…..
Poi, durante gli anni dell’università l’incontro: dovevo dare un esame di Storia della Danza , il corso era tenuto da unì’insegnante minuta e grassottella, eccentrica e timida, un ‘ex ballerina dall’ottimo curriculum ma (per carattere e temperamento) più portata al ballo che non all’insegnamento, così cercava di tenerci tutti a bada aiutandosi con dei filmati trovati chissà dove e che ritraevano degli autentici miracoli. Ne vedemmo moltissimi ed io scoprii un mondo!
Dov’erano finiti quei ballerini effeminati , quelle danzatrici filiformi dall’aria sempre tragica, quei tutù e quelle calzamaglie abbinate a piedi appuntiti e chignon d’ordinanza? Davanti ai miei occhi compagnie di balletto contemporaneo capaci di imprese acrobatiche, passi sensazionali, numeri da circo, e poi Lei: Pina Baush e la sua Compagnia di ballerini del Wuppertall.
Mi colpì subito il fatto che la Baush arruolasse nella sua compagnia tutti quei ballerini/e che venivano scartati ai provini di ammissione delle Accademie di Danza perché giudicati sovrappeso, o privi di quei canoni estetici necessari alla danza per antonomasia. Non le interessava l’estetica perfetta, quanto invece la capacità comunicativa di quei corpi che sapevano tuttavia muoversi benissimo e agilmente sul palco.
Fu la prima volta che vidi danzare figure tarchiate, grassottelle, o troppo alte, troppo massicce…. ed erano perfetti, sincronizzati, direi stregati nelle ripetizioni ossessive di certi passi, di certe figure…. E poi c’era qualcosa che andava oltre, qualcosa che catturava l’attenzione e la trasportava da quei passi a qualcos’altro , ad una storia con i suoi personaggi, la sua trama, le sue battute, la sua catarsi…..insomma era TEATRO quello che stavamo guardando!
Non a caso la Baush è stata la
fondatrice del TEATRO DANZA e non c’è coreografo degli ultimi 30 anni che non sia stato in qualche modo influenzato da lei e dalle sue geniali trovate. Vi stupireste nel vedere la capacità di raccontare in maniera originale e teatrale storie come il celebre Barba Blù reso attraverso un corpo di improbabili ballerini impegnati in coreografie innovative ed istrioniche. Da allora Pina Baush, quell’esile donna dalla bellezza mediocre che tanto ricorda (nei profili) la grande Eleonora Duse o l’infelice Elsa Morante è entrata nel mio mondo dei miti artistici come una folgorazione, la ricorderò sempre come colei che ha posto al centro della sua ricerca una critica ai ritmi e ai miti della società moderna e consumistica capace di rivoluzionare l'idea classica e moderna di balletto in nome di un teatro totale. Un saluto di cuore anche a te Pina.
Ieri sera a tarda ora, tornando a casa da un concerto musicale , dopo una full immersion di note, luci, applausi e ugole al vento…..leggo al televideo la notizia della morte di una delle più famose leggende della Musica: Micheal Jackson, uno di quelli che di ugole ne ha fatte cantare a milioni, in tutto il mondo, uno che ha fatto dei concerti delle occasioni di spettacolo stratosferiche, inaugurando tutta una serie di marchingegni ed effetti che stupivano e facevano restare tutti a bocca aperta, come bambini senza fiato davanti ad una vetrina di cose meravigliose.
La notizia giunge assieme a quella di Fara Fawcette, altra storia, altro passato, altra vita, eppure in entrambi i casi la sensazione netta e irresistibile che quelle morti siano state la fine di un’agonia; agonia di una malattia che non lascia scampo in un caso e agonia di una vita difficile e complicata devastata dal bisogno di essere amata nell’altro.
Sì, perche Micheal J. è stato un personaggio tragico, nonostante tutti i suoi talenti . Il suo talento, la sua meraviglia e il suo mistero ne hanno fatto una leggenda, nonostante il totale disastro della sua vita privata ed il suo eccentrico modo di vivere da eterno bambino.
Molti hanno continuato a parlare di lui come di un bambino geniale, dolce e innocente, dotato di un'incredibile sensibilità. Un bambino di immenso talento imprigionato nel corpo di una adulto caratterizzato dal continuo bisogno di sentirsi accettato , ma soprattutto un bambino che non avendo potuto vivere la propria infanzia quando era il momento ha scelto di farlo in seguito.
M. J. , di sbagli e di comportamenti discutibili, ambigui, folli, ne ha commessi molti e tutti ne sono a conoscenza, ma in una specie di tacita concessione che viene fatta solo ai grandi artisti , qui è possibile scorporare le due facce della persona: da una parte quella umana con tutte le sue follie, i suoi problemi, i suoi errori, le sue psicosi…e dall’altra quella artistica ed è su quest’ultima che voglio soffermarmi.
Negli Anni 80’ io ero una bambina che anelava con fremente attesa ad un’adolescenza bel diversa da quella viziata , pretenziosa e full optional di oggi. Come molti miei coetanei dell’epoca, che correvano a casa dopo scuola per vedere DJ Television su Italia 1, i video di quel ragazzo di colore dalla voce bambina che lanciava curiosi urletti ballando in maniera magistrale sulle note di ritmi irresistibili era uno spettacolo unico! L’esperienza dei Jackson Five si era già conclusa da un po’ e M.J. si presentava al grande pubblico come solista con trovate video sempre più geniali, dalle canzoni sentimentali a quelle più scatenate.
Il mito nacque con una facilità estrema, le canzoni ed i balletti di quel personaggio ogni volta diverso, che riusciva persino a camminare sulla Luna (il celebre passo del Moonwalker) paralizzavano l’attenzione di tutti sul globo per sognare, applaudire, cantare, emulare o semplicemente criticare. Persino le sue parodie divennero celebri e seguitissime. L’album Thriller è tutt’oggi nel Guinness dei Primati come l’album che ha venduto più copie al mondo e che per ben 7 settimane è rimasto ai vertici delle classifiche mondiali!
Ricordo che quando in TV passavano un video di M.J. correvo a chiamare mia madre per
condividere con lei quelle immagini, quelle note, quelle trovate così nuove per noi, quella capacità artistica a 360^ così diversa da quella cui eravamo abituati in Italia…Ogni qualvolta poi si cimentava in un duetto famoso (ricordate il periodo con Paul Mcarthney e signora?) mi sorprendevo a provare una simpatia sconfinata per tutti i suoi partner artistici ed un’eccitazione euforica per la brillante idea!
Pochi anni fà venne fatto un documentario sulla vita di M.J. (da noi andò in onda su RaiDue) il cameraman lo aveva seguito dappertutto, a casa, nello studio di registrazione, a spasso con i bimbi nati in provetta dai nomi impossibili e velati come donne islamiche, alle prese con lo shopping compulsivo, con i fan, le paure, le ipocondrie etc...Era l’immagine di un uomo in sfacelo, dal volto deturpato dal bistuiri e l'anima segnata da una sensibilità messa a dura prova, l’inno alla decadenza di un mito dalla vita bizzarra, tacciata di presunti atti osceni, costellata da amicizie anziane e improbabili, una vita spesa come in un Luna Park di luci, giochi, figuranti di
ogni età e tanta , tanta solitudine! Eppure quando la telecamera indugiava un poco sui passi di quel ballerino eccezionale si restava ancora imbambolati e ammirati!
Fortunatamente, come sempre avviene per i miti, l’arte di M.J. gli sopravviverà per sempre.
Come non ci saranno mai più altri Fred Astaire o Elvis Presley, così non ci sarà mai più qualcuno paragonabile a Michael Jackson ed il suo nome resterà indelebile e pesante nella storia sacra della musica di tutti i tempi.
Ciao Micheal!
Ieri sera ho visto il film biografico : Milk, con un sublime Sean Penn nella parte del protagonista: Harvey Milk eletto nel 1977 supervisor (consigliere comunale) a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad avere accesso a una importante carica pubblica in America. La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Nonostante l’importante significato della trama, incentrata sul tema dei diritti civili, della giustizia, della difesa delle minoranze etc…. un po’ sono rimasta infastidita dall’impronta maschilista del film. Maschilismo omosessuale ma pur sempre maschilismo! Non una donna nel cast e nelle immagini, se non una lesbica bruttina che una volta vinte le elezioni viene messa a fare la segretaria e qualche comparsa nelle scene di corteo! Uff! Ancora una volta un film che, sebbene girato oltre oceano, ribadisce il concetto che la politica non è affare da donne! Mille gli interrogativi, le perplessità e le interpretazioni possibili su un tale argomento, ma state a sentire la conversazione avuta con un mio amico (A) dopo la visione del film:
IO: “Uffa! Vedi, ai tempi di Milk era possibile fare qualcosa per la società. Se eri esponente di una minoranza potevi farti sentire ed essere sicuro di avere dei sostenitori che vedevano in te un eroe”
A: “Sì…..come le minoranze africane , o le comunità cinesi…..”
IO: “beh oggigiorno, rispetto alla politica ed alla società tutta viviamo ancora in un maschilismo esagerato, specie qui in Italia”
A: “ma dai, ma che stai a dì….”
IO: “Sì è così!!! Guardati intorno, vedi donne che ricoprono posti di potere? Le ministre e le assessore, se riescono ad essere elette devono sentirsi dire che l’hanno data a destra e a manca, tanto a destra quanto a sinistra, e poi ricoprire sempre le solite cariche: Istruzione, Politiche sociali, Agricoltura……se ci fosse un ministero di Economia Domestica ci darebbero anche quello!” 
A: “Ahahahahahaha!”
IO: “Guarda che dico sul serio! Sono gli uomini a spartirsi le cariche più appetibili, i Ministeri che contano……”
A: “E vabbè dai le donne sono troppo conflittuali tra loro, non si aiutano, non si spalleggiano, non potranno mai fare gruppo”
IO: “Mmmm….. potrei fare come Harvey Milk, mettermi con un megafono in piazza, chiamare a raccolta tutte le donne e insieme fare un bel corteo fino ai luoghi del potere….” 
A: “…non potresti, non ci riusciresti mai....”
IO: 
A: “.....Le perderesti per strada, si fermerebbero a guardare le vetrine!”
IO:
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